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 L’arteterapia per esprimere le emozioni

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L’arteterapia per esprimere le emozioni

Redattori: Sabrina MAZZOLA, Arteterapista, supervisore e formatrice in arteterapia, Dottoranda in arteterapia espressiva In collaborazione con la Dott.ssa RENAUD-YANG Marcelline, pedopsichiatra e medico responsabile del CATTP del Principato di Monaco

“Le terapie artistiche costituiscono una pratica di cure basate sull’uso terapeutico del processo di creazione artistica”, SFAT

Il potere dell’arteterapia nella scoperta e nella comunicazione dell’io

In arteterapia i vari strumenti di espressione vengono impiegati quali mezzi di comunicazione, vedi, ad esempio, la pittura, il collage, la scultura, la scrittura, il movimento, la musica, l’improvvisazione, a seconda della specialità del terapista. Grazie a vari strumenti spesso concatenati tra loro, la persona inizia a scoprirsi, a entrare in contatto con il proprio io, ad accedere alle proprie immagini, ai propri simboli e risorse interiori, oltre che a connettersi con il proprio corpo per lasciar affiorare le proprie sensazioni tramite i colori, le forme, le linee, i gesti, la postura, il movimento, il suono e le parole. Grazie al processo artistico e al benevolo accompagnamento del terapista all’interno di uno spazio protetto, la persona diviene sempre più consapevole del contenuto del proprio inconscio, del proprio dialogo interiore e del proprio modo di esprimersi. Esplorando le proprie paure, i dubbi, i blocchi, nonché i problemi e i conflitti interiori, spesso la persona riesce a rivivere alcune situazioni traumatiche, imparando al tempo stesso a connettersi al proprio corpo, a identificare e regolare le proprie emozioni, a liberare la parola, ad accedere alle proprie risorse, dirigendosi gradatamente verso un percorso di maggior benessere. L’arteterapia può rafforzare la stima dell’io e la fiducia in sé stessi, conducendo la persona verso la conoscenza delle proprie risorse, qualità e capacità, nonché a ritrovarsi dando un senso a ciò che è stato detto, creato o realizzato. Il lavoro terapeutico influenzerà la percezione del proprio io, contribuendo alla creazione di una migliore immagine di sé.

Le differenze tra l’arteterapia e i laboratori artistici

L’arteterapia non è un corso artistico, in quanto gli obiettivi sono diversi. Il laboratorio artistico conduce la persona verso l’apprendimento della tecnica e dell’uso degli strumenti, osservando precise norme. Esso pone l’accento sulla qualità estetica del lavoro e sul risultato finale, il cui valore è spesso definito dalla cultura o dalla società. L’obiettivo è orientato verso il savoir-faire. L’arteterapia è più incentrata sul procedimento che sulla finalità. Lo scopo non è quello di produrre un’opera d’arte, ma piuttosto di lasciare che emozioni e pensieri vengano espressi liberamente. L’arte e la creazione sono benefiche in sé, ma la terapia inizia in presenza dell’arteterapista. Durante l’accompagnamento non vi è nessuna aspettativa né giudizio e l’approccio si adatta individualmente, a seconda della problematica e delle necessità del singolo, sempre in sintonia con le sue capacità, con le sue preferenze e rispettando i suoi limiti. Il processo creativo è correlato al funzionamento della persona e può rivelarne le difficoltà, le cause di un determinato comportamento, i valori, ecc. Anche se il risultato non riveste un’importanza principale lascia comunque una traccia, divenendo un oggetto transizionale che permetterà l’instaurarsi del processo di individuazione.

L’iter terapeutico

Decriptaggio dei simboli e delle espressioni

Per l’arteterapia, tutto ciò che accade in corso di seduta è importante, ogni fase del processo, le varie scelte (di colore, delle immagini, del materiale), l’argomento, i gesti e la postura, le parole, così come la realizzazione (concreta, astratta o effimera). Viene esaminato tutto il percorso, verbale o non verbale, così come i simboli e gli archetipi che appaiono all’interno delle opere. Viene concessa particolare attenzione agli elementi che si ripetono frequentemente. Interrogarsi e analizzare tale iter, permetterà al soggetto di entrare in una introspezione personale e comprendere il proprio processo e le sue implicazioni, dando un senso alla simbologia espressa. Le espressioni artistiche fungono quale punto di partenza nell’accompagnamento, permettendo di individuare le affinità, le difficoltà e i desideri della persona o del gruppo. Ogni materiale possiede specifiche qualità e gli individui reagiscono diversamente quando entrano in contatto con esso. Ad esempio, disegnare con matite colorate non ha lo stesso impatto che dipingere con l’acrilico. Disegnare con il carboncino può disequilibrare un soggetto perfezionista ma, allo stesso tempo, lo stesso strumento può apportare un senso di liberazione e di abbandono a qualcun altro.

La creazione artistica facilita la comunicazione e la gestione delle emozioni

Lo scambio tra il paziente e il terapista si concentra attorno al processo e alla produzione artistica, creando una dinamica triangolare che permette una simbolizzazione e una “decentralizzazione” di una problematica o di una difficoltà. Il soggetto può assumere sufficiente distanza dalla propria storia e lasciare spazio all’oggetto, a un personaggio, oppure a un nuovo scenario costruito durante la seduta. L’opera rende possibile una verbalizzazione “neutra” tanto da facilitare la comunicazione attorno alle emozioni, dal momento che è più facile parlare di un determinato colore, di una forma, di dare voce a un personaggio fittizio che di parlare di sé. L’obiettivo non è quello di “portare a termine il lavoro”, né di “ottenere qualche cosa”. Il senso che il soggetto darà alla propria arte è del tutto personale. Non appena il simbolo affiora alla vista, lo possiamo capire e, di conseguenza, sarà possibile modificarlo o trasformarlo affidandogli il valore desiderato. Ciò che creiamo al di fuori di noi si ripercuote spesso al nostro interno e viceversa, ciò che viviamo interiormente si manifesta di solito tramite l’espressione spontanea.

Fronteggiare errori e difficoltà

Alcuni argomenti potrebbero evocare spiacevoli sensazioni. L’arteterapista esamina tutte le difficoltà o le potenziali cause scatenanti e verbalizza le proprie osservazioni “Ho l’impressione che il tuo ritmo sia diventato molto rapido, sta forse affiorando qualche emozione o pensiero particolare?”. Valorizza le scelte della persona e la aiuta a identificare i propri sentimenti e le proprie sensazioni “Quando esprimi quelle parole, come reagisce il tuo corpo? Puoi associare un/a colore/forma a tale sensazione?”. Gli “errori” sono i benvenuti, poiché l’arteterapista ci lavora sopra. Non cerca di evitare situazioni o reazioni (salvo alcune eccezioni) e ogni tensione è trattata e accompagnata nel momento in cui si manifesta. Il terapista si interessa alle origini di tali situazioni che possono essere correlate all’argomento affrontato, a una parola impiegata, a una reazione, a uno strumento, a un ricordo che riaffiora, a un sentimento di inferiorità, ecc. La persona è accompagnata durante tali cruciali momenti della terapia e il ruolo dell’arteterapista è quello di rispettare e comprenderne le implicazioni, così come i limiti psichici della persona.

L’arteterapia e il cervello

Sul piano cerebrale, l’arteterapia può stimolare diverse aree del cervello, in particolare quelle afferenti alla creatività, all’espressione emotiva e alla memoria. L’atto della creazione artistica all’interno di un ambito terapeutico può rafforzare le connessioni neurali, favorire la plasticità cerebrale, oltre che migliorare le capacità e la flessibilità cognitiva. I ricordi traumatici rimangono bloccati nelle aree destinate all’inconscio e, in alcuni casi, la comunicazione verbale non basta. Ciò che non può essere detto, può essere esplicitato in maniera non verbale dall’arte. Impegnarsi nell’attività creatrice stimola la liberazione di neurotrasmettitori benefici, così come di ormoni responsabili del piacere e dell’attaccamento, quali la dopamina, la serotonina e l’ossitocina. L’arteterapia può facilitare l’integrazione delle emozioni e delle esperienze vissute tramite l’espressione simbolica; ciò può contribuire a una migliore regolazione emozionale, nonché a una migliore comprensione del proprio io.

L’arteterapia con bambini e adolescenti

L'espressione artistica è una forma di comunicazione non verbale. Per quanto riguarda i bambini, che non sono capaci talvolta di articolare pensieri, sensazioni, emozioni o percezioni, è un modo per esprimere ciò che può essere difficile esprimere a parole. Per coloro che sono stati vittime di traumi, è invece un modo di “dire senza parlare”, nel caso in cui non ne siano capaci, oppure quando hanno paura di parlare di specifici eventi o sentimenti. Si tratta anche di un approccio sensoriale che permette loro di scoprirsi e di comunicare a vari livelli: visivo, tattile, cinestesico, ecc. Esattamente come la play therapy, l’arteterapia offre la possibilità di potersi esprimere tramite la metafora. La narrazione di un disegno, di una pittura, di un collage o di una costruzione non necessita di essere letterale per essere terapeutica. L’infanzia e l’adolescenza sono periodi essenziali per lo sviluppo, durante i quali siamo confrontati a numerosi challenge emotivi, sociali e psicologici. I bambini e gli adolescenti sono spesso confrontati a intense emozioni e conflitti interiori. Impiegando mezzi artistici, possono esteriorizzare i propri sentimenti, esplorare le radici delle proprie difficoltà e trovare soluzioni creative. Tale forma di espressione offre un sollievo emotivo e può aiutare a sviluppare sani meccanismi di adattamento. I bambini e gli adolescenti possono scoprire e sviluppare le proprie competenze; ciò li aiuterà a rafforzare la fiducia in sé stessi, incoraggiandoli a esplorare nuovi ambiti. L’arteterapia può essere individuale o di gruppo, offrendo quindi ai bambini e agli adolescenti la possibilità di sviluppare le proprie competenze sociali, oltre che le proprie attitudini interpersonali. Lavorando in gruppo, imparano, infatti, a condividere, a collaborare e a rispettare le idee altrui. L’arteterapia è efficace nel ridurre comportamenti distruttivi, nel favorire la comunicazione, la cooperazione, così come nel rafforzare i legami sociali.

Un caso clinico di arteterapia

Si tratta di un adolescente non francofono che presenta disturbi dello spettro autistico, recentemente scappato da una zona di guerra. L’adolescente manifesta difficoltà nell’esprimersi perfino nella propria lingua madre e i suoi discorsi non sempre sono comprensibili al suo entourage.

L’evoluzione dell’espressione artistica attraverso i colori

La nostra comunicazione si basava su espressioni non verbali e corporali, suoni, alcune semplici parole, ma soprattutto avveniva tramite gioco e creazione. Prima della guerra, la sua espressione artistica era ricchissima nell’esplorazione di colori, forme o dettagli pressoché decorativi. Il ragazzo rappresenta spesso animali all’interno del loro ambiente immerso nella natura. La composizione risulta dinamica e centrale, mentre le forme sono totalmente ricoperte con il colore. (immagine n°1) All’inizio della guerra, l’adolescente inizia a rappresentate un nuovo soggetto: l’incendio (immagine n° 2). L’espressione si fa più agitata e le tinte più scure. Inizia a farsi presente l’uso del nero.

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Espressione artistica ricca in colori (immagine n° 1) / Espressione artistica caratterizzata da toni più scuri (immagine n° 2)

 

In occasione delle prime sedute di arteterapia, il ragazzo disegna a ripetizione il fuoco che fuoriesce dalle case o dalle auto (immagine n° 3). Durante tale processo creativo, il suo viso lascia trasparire collera. Decide di spegnere l’incendio grazie a un camion dei pompieri e a un idrante. Poi sceglie di neutralizzare le fiamme utilizzando un pastello bianco o blu fino a farle sparire completamente dal disegno (immagine n° 4). Intervento e trasformazione sono operati direttamente sulla composizione. Ripete questo rituale di disegno del fuoco che copre, successivamente, con il colore bianco o blu fino a farlo sparire completamente, rituale che gli permette di partecipare simbolicamente alla riduzione dell’incendio, sia all’esterno che all’interno.

 

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Disegno rappresentante il fuoco (immagine n° 3) / Disegno rappresentante l’acqua (immagine n° 4)

 

Attraverso la rappresentazione delle fiamme e del loro spegnimento, tutto il suo corpo partecipa, con movimenti a scatti, stressati, agitati, rapidi, teatralizzati, ma anche liberatori, alla risoluzione dell’evento traumatico. L’adolescente riesce a esteriorizzare il proprio caos interiore tramite la scelta del colore, l'eccessivo uso di acqua, il disegno, la pittura, la pasta modellabile, la carta, il tessuto, il gioco di figurine, quello con la sabbia o con i Lego, ecc. Tra il primo disegno (antecedente alla guerra) e il quarto disegno (a guerra in corso), vi è differenza nella rappresentazione. In effetti, le linee sono diventate estremamente semplificate, i dettagli sono scomparsi, i colori e le forme sono presenti solo per raccontare la storia, esprimere le proprie emozioni. I colori e le forme sono ridotti alla loro più semplice espressione, in una modalità regressiva ed essenziale. Sono presenti dei vuoti. Si passa da un’espressione gioiosa e tranquilla della vita alla sopravvivenza, ma anche dall’osservazione all’azione. Mano a mano che le sedute progrediscono, il ragazzo abbandona progressivamente il tema del fuoco per orientarsi verso un altro tipo di rappresentazione. Abborda, infatti, la tematica della distruzione e della riparazione tramite altri soggetti. Ad esempio, dopo la collisione di alcune auto, introduce il meccanico che le riparerà. (immagine n° 5).

Transizione verso la guarigione

Si mette a creare paesi popolati da animali per mezzo di figurine e pasta modellabile. Gli animali, che vivono tranquillamente all’interno del proprio ambiente, vengo attaccati da specie selvatiche. Costruiamo insieme le case che serviranno a salvarli. Per catturare ogni tappa del salvataggio impiega la stop-motion e raggruppa gli animali per famiglia (immagine n° 6).

 

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Rappresentazione di un meccanico che sta riparando un veicolo (immagine n° 5) / Animali fatti con pasta modellabile (immagine n° 6)

 

Dopo averlo seguito per vari mesi, l’adolescente è riuscito a ritrovare un certo equilibrio psichico. I suoi gesti sono divenuti più lenti, ritmati, calmi; appare meno perturbato dalle proprie emozioni, mentre le sue azioni si sono orientate verso la riparazione e non più verso la distruzione. La presenza dell’arteterapista è stata per lui fondamentale, così come molto importanti sono state le risposte verbali e non verbali. L’arteterapista aveva il ruolo di testimone della sua storia, vivendo ciò che sentiva, accompagnandolo all’interno delle sue paure così come della sua lotta interiore, riconoscendo, verbalizzando e convalidando ciò che stava attraversando interiormente, garantendogli questo spazio di sicurezza in cui la riparazione è possibile.

Conclusione

L’arteterapia rende possibile una narrazione non verbale, accompagnando la persona verso uno scarico e la liberazione delle emozioni. Il processo creativo si iscrive all’interno di una dinamica in cui tutto può modificarsi e trasformarsi. L’arteterapia contribuisce alla ricostruzione e alla riparazione della storia traumatica, alla riconnessione con sé stessi, partecipando al ripristino dell’immagine ferita dell’io.